lunedì 31 dicembre 2012

Il Respiro della Locomotiva.
























https://www.youtube.com/watch?v=FpUA7z0_nx8



Non è affatto simpatico essere coscienti di appartenere ad una generazione che, più di ogni altra. forse ha “trasformato” il più elevato numero di risorse, lasciando come conseguenza forse il elevato numero di immondizia e davvero poca felicità.

Già perché se mi guardo attorno non vedo un mondo felice e soprattutto lo vedo ancor meno felice se correlato con gli immani sforzi compiuti per divenirlo, compresi i miei personali. 

Meno ancora se volgo lo sguardo a tutti gli sforzi ancora da fare, per sostenere la sconfitta a riguardo, per impedire almeno l’implosione del sistema. 

Direzioni sbagliate probabilmente o semplicemente obbligatorie.   

Che comunque nessuno vuole ammettere. 

Tantomeno assumerne la responsabilità. 

Le promesse felicità della società del lavoro, delle ferie, della casa, dell’automobile, della televisione, del telefono,  del Pil

Mi guardo in giro e non vedo un granché di volti felici. 

Perché non proviamo davvero a cambiare?

Perché non proviamo a crederci.

Che è solo possibile.



FranzK.





Locomotive Breath 



In the shuffling madness 
of the locomotive breath, 
runs the all-time loser, 
headlong to his death. 
He feels the piston scraping 
steam breaking on his brow 
old Charlie stole the handle 
and the train won't stop going 
no way to slow down. 

He sees his children jumping off 
at the stations one by one. 
His woman and his best friend 
in bed and having fun. 
He's crawling down the corridor 
on his hands and knees 
old Charlie stole the handle and 
the train won't stop going 
no way to slow down. 

He hears the silence howling 
catches angels as they fall. 
And the all-time winner 
has got him by the balls. 
He picks up Gideons Bible 
open at page one 
old Charlie stole the handle 
and the train won't stop going 
no way to slow down. 

“No way, to slow down?” 

domenica 30 dicembre 2012

Castrazione Chimica.
























https://www.youtube.com/watch?v=qYS732zyYfU


Tanto, tanto tempo fa …….. scrivevo :

Un amico mi fa presente un post su un blog di Yoga di cui leggo e riporto per esteso una frase. 
E parliamo del dolore, non di una cosa qualsiasi: 
“Cycling is so hard, the suffering is so intense, that it’s absolutely cleansing. The pain is so deep and strong that a curtain descends over your brain… Once, someone asked me what pleasure I took in riding for so long. ’Pleasure?’ I said. ’I don’t understand the question.’ I didn’t do it for pleasure, I did it for pain.”  Lance Armstrong 
Per i non “Anglosassoni” (nella mia pessima traduzione): 
Il ciclismo è davvero duro, la sofferenza molto intensa, che sono cose che “purificano”, il dolore è così intenso e profondo tanto da far scendere un sipario sul tuo cervello …….. Una volta qualcuno mi ha chiesto quale piacere provo a correre così a lungo.“Piacere”? ho detto. Non conosco il significato della domanda. Io non faccio tutto questo per il piacere, lo faccio per il dolore. Lance Armstrong. 
Il grande mitico Lance. 
Uno che ha sconfitto il cancro. ( non da solo, ma con il suo sponsor, una farmaceutica …….. troppo importante ….).
E ha vissuto per il dolore. 
Il “piacere” del dolore se ho ben capito.(da oggi siamo garantiti che il ciclismo è dolore, quanto la maratona e molto altro ancora …). 
Ed è stato un mito della gente, delle masse.
Mi spaventa più di qualsiasi crisi, il mito del dolore. 
Mi spaventa per modo dire, mi inquieta, mi rattrista.
E adesso le masse che lo osannavano bruciano le sue statue, l’”unico” che ha fatto uso di sostanze illecite ……
E quanto crediamo che gli asini volano, crediamo che gli altri, quelli che hanno perso, concedendo a lui di “vincere” siano esenti da trattamenti farmacologici.
Speriamo che i suoi “tour” siano serviti a studiare almeno nuovi rimedi per qualche malattia ……
Speriamo di non leggere più la parola doping …….
Perché non è doping, ma solo l’eterno mito del superuomo- siperscimmia, della crescita, della stupidità che vuole dimostrare sempre e solo il “di+”.
E il ciclismo è una scusa, vale per tutti gli sport e non solo, vale per una vita “adrenalinica”, per tutti,  per quelli che sento dire ancora oggi che lavorano come matti, in nero ……. e se hanno il mal di testa prendono farmaci perché ci sono soldi neri che li aspettano, anche bianchi ……
Credo sia per questo che nulla fa scandalo, perché quanto i politici ci rappresentano lo fanno anche i “miti” sportivi, le modelle, le macchine da mezzo milione di euro, e i cartellini da timbrare in ceti luoghi dove poi non basta un aiuto di farmaci ma ci vuole lo psicologo.
Quanto troppi fanno uso di cocaina politica e manageriale, di "fumo", di "pasticche" colorate e o solo blu......
Questa è la ripresa che tutti si augurano.
La ripresa del “dolore”.
Ha anche contenuti mistici legati a religioni e santi, il dolore, di cui vorrei però parlare un poco più avanti. 
Anche perché i santi veri di qualsiasi religione e “non –religione” non hanno né vissuto grazie a degli sponsor né sono morti lasciando ricchezze. 
Ha anche molte correlazioni con le guerre, il dolore. 
Mi spaventa, quindi meglio andare avanti. 
Lo stesso amico (ho dei pessimi amici effettivamente ……) mi spedisce anche il testo(che allego integralmente) di un articolo di “La Stampa” con un titolo che da solo vale l’attenzione per la lettura completa: 
“La corsa non rende felici”ScaricaLa corsa non rende felici - 200903
Se non lo conoscete, godetevelo, ne vale la pena. 
Io mi fermo a chiedermi un paio, forse tre cosette: 
Mi chiedo se l’efficienza può essere correlata con il dolore
Mi chiede se “andare forte” può essere una azione correlata con il dolore
Mi chiedo se “andare forte” può essere una azione correlata all’efficienza
Mi chiedo se "andare forte" può essere una azione correlata all'intelligenza.
Mi chiedo se il dolore è intelligenza
Mi chiedo se sarà il dolore o l’intelligenza che ci faranno “uscire dalla crisi”. 
Mi chiedo se è stato il dolore o l’intelligenza che hanno scatenato la crisi
Mi chiedo se saranno i muscoli o il cervello l’evoluzione della nostra specie. 
Mi chiedo come i D.O.M.S .Scarica DOMS che distruggono le miofibrille muscolari possano farle crescere. 
Mi chiedo come posso aiutare la morte muscolare di un ammalato di S.M.(sclerosi multipla) con il fitness 
Mi chiedo se i D.O.M.S. sono sinonimo di salute o di malattia
Mi chiedo come lo sport che ha sostituito la guerra può essere un atto di intelligenza
Mi chiedo se la guerra è intelligenza
Mi chiedo se essa sia dolore
Mi chiedo se nel vincerla possa esserci gioia, felicità
Mi chiedo se può essere vita.
O soltanto la solita castrazione chimica che ci vuole “non pensanti”.
Il pensiero …… la forma più pericolosa per il potere delle “superscimmie”, scusate "superuomini" :).

FranzK


“Ciò che non mi uccide, mi rende più forte” ( Friedrich Nietzsche - 1888)
..... la civiltà delle superscimmie ......... 150 anni dopo .......

venerdì 28 dicembre 2012

Tu Sei.






















Click here to hear:

Record music and voice >>


https://www.youtube.com/watch?v=u7ya-ddzgvU


Sei una carezza
Delicata
Come un alito di vento
Tiepido

Sei il candore
Di un petalo
Il giaciglio accogliente
Della sua morbidezza.

Sei nido
Sicuro
L’unica casa
Dove posso vivere

Sei acqua
Chiara
Del fiume
Dove posso specchiarmi.

Sei la tenerezza
Di un sorriso
Che accende
La luce del giorno

Sei la magia
Del fuoco di un  tramonto
Che accende
La passione della notte

Sei aria
Pulita
Che ristora
Tutti i respiri.

Sei il gusto
Di cibo
Divino
Che nutre la mia anima.

Sei tempo
Senza orologi
Che non conta battiti
Ma solo emozioni

Sei il fresco
Della rugiada
Nell'alba
Di una mattina di primavera

Il tepore
Di un camino
Nella sera
Di un inverno.

Sei
Tutto l’amore
Che non credevo possibile.
L’unica altra parte, possibile, di me.

FranzK.


You are.

You are caress
Delicate
Like a breath of wind,
warm

You are the whiteness
Of a petal
The cozy couch
Its softness.

You are nest
safe
The only house
Where can live

You are water
clear
Of the river
Where can I specious.

You are tenderness
Of a smile
that lights
The daylight

You are the magic
Of the fire of a sunset
that lights
The passion of the night

You are air
clean
that restores
All breaths.

You are the taste
of food
Divine
That nourishes my soul.

You are time
Without watches
which does not count beats
But only emotions

You are the cool
of the dew
In the dawn
Of a spring morning

The warmth
Of a fireplace
in the evening
Of a winter.

You are
All the love
I did not believe possible
The only one possible other part of me.


Francesco for Evgeniya with true love.

giovedì 27 dicembre 2012

La Prima Sigaretta.























https://www.youtube.com/watch?v=2TFeSYw0WeI


Eravamo così giovani .
13 anni.
Appena poco più che bimbi.
Ci siamo trovati lassù.
Tra le bellezze delle montagne.
In strana compagnia ……
Per fortuna c’eravamo l’uno per l’altro.
Veri amici.
Mi sembra oggi se ci penso.
Non sembra passato un giorno.
Avevi gli occhi verdi chiari.
Come era chiaro e semplice il tuo spirito.
Come lo era il mio.
È bastato un sguardo per capirci.
Per le nostre prime marachelle.
Trasgressioni.
Così innocenti.
Quelle due belle ragazzine ….
Eh ….. Pier …….
La tentazione era troppo grande.
Quanto grande la nostra voglia e gioia di vivere.
La nostra prima sigaretta.
……. Che ricordi ……
Nascosti nella proprietà privata
Del presidente della repubblica Italiana ….
Sarebbe arrivato la tra pochi giorni
Per le sue vacanze.
E noi tra i primi innamoramenti e la prima sigaretta.
“un pacchetto da 10 di Colombo”.
Ero andato io.
Logico  ………. J
Hai vomitato per tutta la notte.
Io ho continuato con le altre ….
Non ho ancora smesso adesso ……
Ma non ho smesso di ricordarti.
Siamo tornati dalle vacanze, e andavamo a pesca di rane insieme.
Poi lungo i canali per giorni con le nostre biciclette.
Poi ……..
Beh ….. avevamo due piccole fanciulle che ci aspettavano.
La mia era più difficile ….
La tua, Margherita, uno splendore.
Ci siamo persi.
Per molto tempo.
Ti ho ritrovato anni dopo.
Con un cappello su una testa rasata.
Avevi 25 anni e un amore con te.
Stavate per sposarvi.
Tu suonavi al Rolling Stones di Milano.
E stavate per sposarvi dopo tanti anni di fidanzamento.
Perché quel cappello Pier?
Perché quella testa rasata?
Mi hai abbracciato.
Hai pianto.
Se solo potessi dire ……
Della forza che avevi in corpo.
Della voglia di vivere.
Di tutto quello che hai fatto per vivere.
Ma non posso, è disumano, è troppo.
Ti sei aggrappato a tutto.
A una fede infinita.
Sei andato in India, hai sopportato l’impossibile.
E tornava il tuo sorriso, giorno dopo giorno ……
Una sera mi hai telefonato eri in lacrime.
“Francesco, …….. non ho più nulla ………”
Perdonami Pier, perdona se non ti ho creduto .
Sentivo differente, perdonami.
Ho finto , ti ho accompagnato ad un altare, qualche mese dopo.
Come se nulla fosse mai accaduto.
Io sentivo diverso, ma non potevo che condividere le tue convinzioni.
Sei partito per il tuo viaggio di nozze, il giorno dopo.
E l’indomani ancora, ero da te, a trovarti all'ospedale.
Non eri più tu.
Non sapevo chi eri.
Ti ho abbracciato, con tutta la forza di un amico.
Venivo a trovarti, tutte le settimane, e tu non eri più tu.
Se non nella tua lucida consapevolezza.
Hai lottato per mesi, senza mai cedere, senza volerti mai inchinare al destino.
Fino  al Natale, mesi dopo, quando sei partito anche tu.
A 26 anni.
Non avevo più lacrime Pier, le avevo spese tutte.
Non so da dove sono uscite quelle che mi hanno sorpreso.
All'uscita della tua bara dalla chiesa, che aveva anche le mie braccia a sostenerti .
Perché da lontano ……..
Una voce urlava il tuo nome nella piazza piena di gente.
E volava verso te un folto grappolo di capelli biondi e ricci, lunghi e morbidi per l’ultimo abbraccio disperato.
Era la tua Margherita.
La tua dolcissima Margherita.
La prima sigaretta.
Mai accesa.
Mai spenta, forse per sempre.


FranzK.


Dedicata a Pierluigi, un vero amico, con vivo ricordo.

mercoledì 26 dicembre 2012

Morte a Venezia.























https://www.youtube.com/watch?v=JpE8XjEC0ow


Già ……
Avevi dei “problemi” ….. neurologici ……
Un “matto” …….
Un ubriacone ….. malato …..
Sei morto nel centro della “civiltà” e dell’opulenza.
Nell'ombelico del mondo della "cultura".
Facile vero Andrzey ……. facile seppellirti in una notizia ….
Penosa.
Morto a Venezia, avvolto in uno straccio, dentro a un Bancomat …….
Dentro la “bussola” di un Bancomat …. siamo formidabili a coniare termini “opportuni” ……
La “bussola” ….. che schifo ……… mi viene un semplice “parla come mangi”…..
Ma forse si mangia così, nella morente società di veri casi neurologici.
Con il diritto “democratico” di sparare sul primo bersaglio possibile.
Indifeso.
Debole.
Le “esondazioni” , i “girelli” adesso le “bussole” …….
Ma quanti Mameli romani ci sono ancora vivi?
Vivi e pagati!
Che riscuotono nelle “bussole” dei Bancomat per gli spiccioli.
Per altro usano “American card”……..
Quanti “inni” devo ancora sopportare?
Di “Mameli” vivi.
Quanti ancora non si sono riletti?
Per morire per ipocondria e giustificato senso di colpa l’anno dopo????

Rabbia?

Si!
Rabbia, umana.
Umana e giustificata dall’intelligenza.
Che fuori da qualsiasi speculazione guarda con i suoi occhi.
Andrzey è un uomo!!!!!!!!
Un Uomo!!!!!
Polacco già …… figlio di un Dio minore ….
Nella sontuosa Venezia, piena di “cultura” e “storia”, ma con i piombi …….
Quelli di Silvio.
Pellico, non quello di polipropilene ……..
Acido resistente …….
La gente passa, vede …..
Dormirà ……..
Dormirà si, …… il sonno dei giusti, …… non quello degli idioti.
E Andrzey è un uomo, un essere umano, un cane fa più share……
Un cane, nella società dei cani forse è semplicemente riconosciuto come simile …..
Li nutriamo meglio di un figlio, li curiamo più di un genitore.
Spendiamo un sacco di quattrini per un cane.
Ma nulla per gli Andrzey ……. nemmeno un sorriso …..
Ho vissuto troppo per non sapere, capire, conoscere …..
……. “avevano cercato di aiutarlo” ……….
Andrzey è un uomo!!!!!!!!
Non puoi “cercare”, stolto potere ignorante.
Devi RIUSCIRE.
Ma sei fatto di cani ….
E riconosci come simili solo loro.
Andrzey è un uomo, un problema quindi ……
È polacco, un extracomunitario ………
Quanta morte a Venezia …..
La “Cà d’Oro”, le tue “calli”, il tuo “San Marco” ……. che purtroppo ho vissuto con un vero amore poco tempo fa…..
Il “miracolo” della tua esistenza ……..
Ho visto un uomo morto, un “clochard” anni fa in piazza Duomo, nella tua uguale, affollata, ricchissima Milano ……
Figlio di un Dio minore anche lui……
Non sarà mai nel “paradiso” dei cani …..
Dei gatti, degli animali da “ compagnia”…….
Ma in quello dei "B movies" , dove ritroverai anche anche tanti miei compratrioti, ......
Quanta morte a Venezia ……
Quanta in questo modello privo assolutamente di dignità e di vergogna …..
Perché a volte anche la vergogna è umana.
E mi vergogno di appartenere a questa razza.
L’ultima volta che mi è stato detto “ abbiamo provato ad aiutarla” l’ho sentito da un prete …..
Un prete con il colesterolo a 400.
Ben “linkato” con i poteri delle “banche” e del Dio del male.
Un giorno si avvererà la predizione di Bunuel ….
Non quella dei maya - looni ….
L’Angelo Sterminatore.
Che vi rinchiuderà nel vostro mondo.
Senza alcuna speranza di uscirne.
Ma Andrzey è solo un semplice uomo ……
Ed è morto a Venezia.
Il giorno dopo un Natale ……
Che si lamenta di “crisi” ma produce uguale immondizia.
Tutti gli anni.
È morto dentro l’ingresso ( ingresso non "bussola" !!!!!!!!!) di un Bancomat, il dispenser di soldi “digitali”.
Quei denari che fanno da confine tra la vita e la morte, ...... analogica .......
E Andrzey è morto dentro lì.
È morto dentro il meglio di una cultura .....
Che sta morendo anche lei.
Andate a votare anche voi “separatisti”.
Guadagnerete la vicepresidenza, almeno ......
Ma non potrete mai rappresentare una cultura che è ancora viva.
La mia.
Quella del mio vero popolo, che è accoglienza e sentimento e riguardo.
Che è semplicemente la capacità di aprire le braccia e offrire il meglio di noi.
Spero che presto qualcuno “provi ad aiutarci” ……
Ne abbiamo bisogno.
Almeno quanto Andrzey.

Venezia sta morendo …… carissimo "polacco", ormai già dimenticato ....


FranzK.

sabato 22 dicembre 2012

Parole in Silenzio.























https://www.youtube.com/watch?v=QE34P5jwqcw


L’amore vero non ha parole.
Le parole hanno una fine.
Come le possibili combinazioni delle note
Della musica.
Come il possibile mescolarsi di colori.
Tante combinazioni, tantissime,
ma con una fine.
I sentimenti veri no.
Non hanno fine.
Non sentono distanze.
Si sentono e basta.
Sanno di loro
Come nessuna parola potrebbe mai spiegare
Nessuna musica cantare
Nessun dipinto dipingere
I sentimenti veri sono molto di più
Di una semplice emozione
Di un semplice sorriso o pianto
Sono ancora più semplici.
E non è con le parole che potremmo mai spiegare.
Non quelle vocali
Ma quelle che tutti i momenti
Nel silenzio,
ci accarezzano,
ci sfiorano,
Sanno di noi.
Sono loro le promesse
Nelle quali credere, ritrovarsi.
Sono quell'infinito
Parlarsi dentro
Insieme
Che più di un bacio
O una carezza
Uniscono
Oltre qualsiasi dimensione.

Nel nostro silenzio
Pieno di parole in silenzio.
Il supremo dono
Di un semplice, stupefacente
Amore vero.

FranzK.

venerdì 21 dicembre 2012

Ma tu, cosa Fai?
























https://www.youtube.com/watch?v=FOh8kpuQuy4


"....... I gradini della scala, adiacenti al cortile, appena fuori dall’unica stanza della

casa di campagna in cui era cresciuto e viveva in tenera età, erano il suo posto
preferito quando, già da allora, veniva colto da quella inconsueta, frenetica,
laboriosità creativa.
Si rivide e ripensò con una lucidità forse mai maturata: quel bel bimbo, biondo
con una macchia di ciuffi rossi appena sopra la nuca, con qualche lentiggine
qua e là era già al lavoro: con i pochi attrezzi e materiali scovati nel magazzino
e concessi dalle ristrettezze economiche della sua famiglia, stava costruendo
qualcosa.
Manovrava gli attrezzi con disinvoltura.
Quando pretendeva, per modellare meglio un dettaglio, un pò troppo dalla sua
poca forza fisica, tanto da non riuscirci, si arrabbiava moltissimo, buttava a terra
un arnese, scuoteva il capo nervosamente poi, dopo un attimo di sosta ed un
profondo sospiro, riprendeva con ritrovata calma il suo da fare.

Si scoprì in un sorriso a rivedersi: il sorriso del vecchio saggio e vissuto che
spia un bimbo ovviamente un poco maldestro ma tenace e risoluto.
Seguì il bimbo nella sua opera, in tutti i vari passaggi che ne determinavano la
realizzazione: tagliare il pezzo di legno a giusta misura, raddrizzare a martello i
pochi chiodi che aveva trovato, quasi tutti recuperati dal padre strappandoli con
la tenaglia da chissà dove e, di conseguenza tutti almeno piegati su un lato,
segnare con un moccolo di matita le posizioni sul pezzo di legno nel quale
doveva conficcarli, …………
In un tempo non superiore a qualche ora, il bimbo aveva costruito un
complesso e potente fucile ad elastici con il quale avrebbe dato la caccia alle
galline del cortile, accoppandone sicuramente almeno una.
Si sarebbe guadagnato, in tal modo, una bella suonata e molti castighi dalla
madre che, per ripagare la gallina al legittimo proprietario, avrebbe dovuto dar
fondo alle pochissime risorse di un salvadanaio decisamente anoressico .
Aveva, su per giù, cinque anni.

F perse di nuovo il sorriso perché di nuovo il bimbo ed il vecchio, riunendosi
nel compiacimento dell’opera compiuta, erano diventati lui, tutto ciò che era e
che sarebbe sempre stato per sé e per gli altri.
Tornò dentro alla stanza, si accese un’altra sigaretta e ritornò fuori all’aria
aperta: era venuto il tempo di affrontarsi, di comprendere e accettare la sua
natura per l’ultima volta: per raccontare ciò che aveva iniziato, nel migliore dei
modi, era necessario.
Comportava sicuramente un certo tempo ma a se stesso,doveva dire tutte le verità importanti di sé,
su di una lapide, lo sapeva, ma si doveva, finalmente, tutta la verità.
Rientrò e proseguì.

Così, oltre ai fucili, provvedeva, anche per i piccoli amici, a costruire pericolose
frecce con la punta battuta e ribattuta con il martello, tale da risultare oltre che
molto affilata, anche molto resistente.
Le ricavava dalle aste metalliche degli ombrelli che sua madre assemblava a
cottimo.
Poi era l’ora dei fischietti ottenuti dal tappo di ottone delle cartucce sparate dai
cacciatori che raccoglieva durante le lunghe passeggiate esplorative nei boschi,
e le “cerbottane” costruite con i rarissimi tubi in plastica rubati nei pochi cantieri
edili, le costruzioni tridimensionali in carta da giornale incollata, che
riproducevano fantasiose città con molti grattacieli, le barchette scavate nel
legno, i contenitori di vetro per la raccolta, l’osservazione e la conservazione
degli animaletti che avrebbe poi riciclato come merce di scambio con gli amici,
in cambio di qualche soldatino di plastica.
L’anno successivo, a sei anni quindi, scoprì qualcosa che lo distolse per molto
tempo da quelle frenesie creative ......."


Cosa faccio?
Continuo a costruire barchette, fischietti, città tridimensionali in carta, immaginati sempre in un modo diverso.
Forse immaginando solo più di prima cose differenti, sguardi più curiosi, scoprendomi sempre più lontano.
Dal comune sguardo.
Mai più fucili per sparare alle galline.
Solo semplice trasgressione, controllata.
Semplice incolmabile curiosità, forse semplice amore per la vita, quel “troppo” che la vita mi ha dato.
Quel “troppo” che ho vissuto fino in fondo per molte vite, senza mai aggrapparmi ad una di loro.
Quel “troppo” di cui tempo fa speravo solo la fine.
Non posso rinascere ma solo finire nel migliore dei modi.
La mia natura, la mia nascita.
Perché qualcuno mi ha tenuto qui, con il bene vero di saper comprendere.
Un uomo buono, tra molti non cattivi.
Un semplice uomo che ha “capito” fino in fondo, un uomo che, come me, ha incontrato la fine prima ancora che qualsiasi inizio.
Ha lottato per un'altra metamorfosi, ha sopportato tutto il mio dolore, l’infinita rabbia della solitudine del mio pensiero, il tremendo di uscire da quella “pelle”, per un'altra ancora, diversa, nuova.
Quindi vado avanti, accettando la difficoltà di un altro cambiamento.
Sperando di non incontrare buchi neri di energia, ma corpi radianti.
Non so se ce la farò, a dare il meglio del meglio di me.
Ci provo, vado avanti, con l’energia che ho.
Me lo devo, lo devo a chi mi ha tenuto qui, per i comuni intenti, speranze.
Che mi ha fatto comprendere che più ancora che ad ogni altra cosa.
Lo devo alla vita.
Grazie.


FranzK. 


“L’universo, l’infinito, non si può spiegare né comprendere, solo intuire e
rivelare”. (Schlegel).
Che vuol dire sentire e vivere.

mercoledì 19 dicembre 2012

Welcome Back Mr. 65 Watth!























https://www.youtube.com/watch?v=H11TVwdwZa0


L’immensa differenza filosofica e pratica della conoscenza definita come il “portare con sé” rispetto al “portare come sé stessi”. 
Per esempio ……
Proviamo ad analizzare tre parametri :
  • il lavoro   
  • la potenza  
  • l’energia 
Il primo, il lavoro, è definito come una forza per uno spostamento. 
La sua unità di misura è il Joule ossia = 1 Newton x 1 metro. (1 Newton equivale a circa 0,102 Kg ossia 102 grammi). 
Quindi se vogliamo comprendere “su di noi” quanto vale il lavoro di 1 Joule basta che solleviamo ( in tal caso sfruttiamo la gravità per garantirci il valore delle forze) un oggetto del peso – forza (massa x accelerazione gravitazionale) di 102 grammi per un metro di altezza. 
Un metro però è molto e ci costringerebbe a movimenti articolari molto ampi con conseguenti ampie contrazioni o distensioni muscolari. 
Poi cosa uso per sollevarlo, le braccia le gambe, entrambe, .......
E se dovessimo dividere per 10 lo spostamento e moltiplicare per 10 la forza? 
Il peso diviene di 1,02 Kg e lo spostamento di 0,1 metri ossia 10 cm. 
Sembrerebbe tutto uguale.
Per matematica è uguale. 
Chissà se per il nostro corpo è lo stesso .......avendo adesso diminuito i movimenti articolari ma aumentato lo “sforzo” muscolare. 
Andiamo avanti . 
Passiamo alla potenza che è invece definita come tale lavoro eseguito rispetto all’unità di tempo. 
La sua unità di misura è appunto il Watt=1Joule/1secondo
Tornando a prima, all'esempio del lavoro, scegliete voi quale delle due condizioni (o una terza non considerata) procura in voi meno “fatica” e provate ad eseguire quel movimento, con quel peso in un secondo, cioè fate che avvenga dall'inizio alla fine in un secondo appunto. 
Quello che, in questo modo, avete provato su di voi equivale all'esercizio della potenza di 1 Watt. 
Ovvio che vi porrete una domanda adesso: se dimezzo il tempo e raddoppio ad esempio il peso lasciando inalterato lo spostamento piuttosto che dimezzare quest’ultimo, lasciare uguale il peso piuttosto che ancora raddoppiare il tempo, e dimezzare il ……ecc., cosa succede al mio corpo? 
Quale è la condizione di “massima “fatica"?
Oppure quella di “minima”? 
Oppure, qualsiasi cosa faccia la “fatica è uguale”?
Difficile l'ultimo caso. ……..
Che casino se poniamo noi al centro dell’universo … 
Lo abbiamo mai fatto? 
Comunque qualcuno dice che 1 Watt è 1Watt e non ci resta che credergli per evitare i rischi dell’abiura …. (solo per quello però). 
Ora l’energia
Essa è definita come la potenza che si ripete nel tempo, quindi una forza per uno spostamento che avviene in un certo tempo secondo un certo ciclo e che si ripete nel tempo. La sua unità di misura, fra molte, è il Wattora=1Wattx1ora
Di nuovo è una questione di scelta a priori, ma la variabile che viene introdotta potrebbe cambiare di molto il parere personale “provato su se stessi”. 
Perché stabilito infine quale è per noi il miglior modo (meno “fatica” spero …) di esprimere una potenza, dobbiamo confrontarci con il ripetere questo ciclo nel tempo. E ci accorgiamo che cambia. 
Dopo un ora, due ore, tre ore, ………… cambia di molto. 
E potremmo avere la necessità di ricrederci sui parametri di forza, spostamento e tempo che avevamo scelto di nuovo come evento unico e “isolato”, nonché quasi statico. 
In generale però l’energia è questo. 
È il ripetersi nel tempo del ciclo della potenza. 
Quindi 1 Watth per tutto tranne che per l’uomo, è l’energia che corrisponde ad un lavoro pari al sollevamento di 0,102 Kg per l’altezza di 1metro eseguita in 1secondo e ripetuta per 1 ora. 
Senza alcuna approssimazione per qualsiasi cosa e macchina. 
Senza approssimazione per tutto tranne che per gli umani. 
Sembra davvero che gli uomini hanno cercato e definito le unità di misura per se stessi senza conoscere bene la propria natura. 
Si sono assunti uguali a macchine semplici senza esserlo o almeno senza conoscersi tanto da poterlo essere per se stessi. 
Quindi welcome Mr. 65Watth. 
Non ho altro modo al momento di misurarti, se non con le uniche unità di misura che valgono per tutti. 
Quelle che proprio tutti quelli come te, al momento, sfortunatamente, non potranno mai capire portandole “come se stessi”. 
Devo accontentarmi del paragone con l’assorbimento energetico di una vecchia lampadina ad incandescenza. 
Mr.65Watth ( al minimo ovviamente …….)
Un giorno mi spiegherai come hai fatto a fare tutto questo, con così poco a disposizione.
“Consumando” per la sola intelligenza solo il 20% circa di questa già poca energia ……
Al di là di qualsiasi creazione divina o semplice evoluzione darwiniana.
Forse un giorno riuscirai a capirti meglio e vivere felice.
Senza troppa “fatica” …….

FranzK.